Un bel giorno Damon Albarn si ritrovò a passeggiare su una bella spiaggia e notò una grande quantità di plastica che la ricopriva per gran parte. Da quel momento gli balenò in testa di realizzare un concept album, immaginando un’ipotetica isola nel Pacifico dove natura e plastica si fondessero alla perfezione: “Volevamo creare un album pop, ma allo stesso tempo provare a far capire alla gente quanto è triste mangiare cibo preconfezionato in packaging di plastica, cercare di scuotere anche il pubblico che guarda X-Factor. Chissà forse non abbiamo creato noi umani la plastica. La Natura ha creato la plastica e vedere come questa talvolta si fonde con la stessa Natura mi da una sorta di ottimismo”, sono state le parole del front-man dei Blur alla presentazione di “Plastic Beach”, l’ultimo lavoro della virtual band più famosa del mondo. Sulle capacità di Albarn di mixare generi diversi con armonia non avevamo dubbi, ma in questo caso dobbiamo citare anche l’importanza del fumettista Jamie Hewlett che in questo “Plastic Beach” ha dato un apporto determinante. Non che nei precedenti due lavori non sia stato un punto cardine del progetto Gorillaz, ma in questo ultimo lavoro il suo apporto si esprime ad alti livelli. Come sempre, le collaborazioni di artisti importanti non mancano all’appello : Snoop Dogg, Mos Def, Bobby Womack, Lou Reed, Kano & Bashy, gli ex Clash Mick Jones & Paul Simonon, Martina Topley-Bird, Mark E. Smith dei Fall, Gruff Rhys dei Super Furry Animals e orchestre varie, possono bastare a rendere questo disco uno dei più interessanti del 2010 e sicuramente l’album più completo dei Gorillaz. Basta ascoltare il magnifico singolo “Stylo”, dove la voce di Albarn si alterna a quella di Bobby Womack e di Mos Def per dare vita ad un pezzo funk-pop davvero efficace ed accattivante. Ma il vero capolavoro arriva con Lou Reed, in “Some kind of nature. Inutile dire che l’apporto di Lou è determinante nel creare quel legame tra psichedelica ed elettronica che lo rende il pezzo più riuscito dell’intero album, dal quale si distingue per composizione e per struttura. Vera perla dell’album è comunque l’atto iniziale, in piena regola concept album. Sembra di essere seduti ben comodi sulla nostra poltrona in attesa di gustarci un bel film poliziesco. L’intro caratterizzato dagli archi fa da preludio a 'Welcome to the world of the plastic beach” in cui sembra di rivivere le avventure di Starsky & Hutch sulla mitica Gran Torino, guarda caso l’ennesimo riferimento di Damon al grande Clint Eastwood. Interessantissima anche 'On melancholy hill', un chillout in pieno stile anni ’80, mentre “White flag”, si dimostra uno dei pezzi migliori insieme a quelli già citati. Il ritorno al pop è segnato dal brano“Rhinestone eyes”, con la voce di Damon a farla da padrone, e da “ To Binge”, in uno splendido duetto con Yukimi Nagano dove i due sembrano ripercorrere il binomio Lou Reed- Nico. Ma c’è spazio anche per fare casino ed immergersi in ritmi più decisi con la fantascientifica “Glitter freeze”. Da citare anche “Sweepstakes” in pieno stile black con il rapper Mos Def come MC, che fa da apripista a “Plastic Beach” un’altra perla di questo bellissimo lavoro di Albarn che si fa apprezzare subito dal primo ascolto. Un disco da acquistare assolutamente e da avere a portata di mano in auto per le vostre gite estive, che colorerà sicuramente con grande fantasia ed allegria. Davvero un album ben riuscito in tutte le sue componenti che accontenta anche i più restii al mixaggio di generi. Very compliments Damon!
Autore della recensione: