Nessuno è profeta in patria. Beh, per gli Oasis questo detto non vale. Il trionfo della band britannica nella loro casa di Manchester, sponda City, ha avuto come palcoscenico il mitico stadio della squadra proletaria della città del nord Inghilterra. Un tripudio che ha visto riempire l’impianto per tre serate in cui i fratelli Gallagher e soci hanno dato vita a concerti indimenticabili. In particolare quello del 2 luglio in cui si è vissuto anche un piccolo incidente. Nulla di grave ma talmente era la voglia dei fan di gettarsi nella mischia ed avvicinarsi ai loro beniamini che dopo l’intro di “Fuckin in the bushes” si sono riversati contro le transenne, rovesciandole a terra letteralmente. Nemmeno il tempo di attaccare con “Turn up the sun” che Liam, dal suo microfono ha fermato tutto e tutti. Ci ha pensato il “big brother” ad invitare i fan a fare qualche passo indietro: “Alright look I've been told the barrier at the front has broken down so if everyone can just take one or two steps back we'll start playing again. Otherwise we can't go on with the show. If anybody does get injured though make sure they get a fucking t-shirt on the way out." E così dopo 25 minuti di attesa e tanti sfottò ai tifosi dello United si è potuti ripartire di slancio con la fantastica “Turn Up the sun” che ha dato inizio al concerto. Un brano perfetto per aprire un live e per fare da apripista al primo singolo dell’album “ Lyla”. Poi un tuffo alle origini con la sempre verde “Cigarettes & Alcohol”, un must di ogni concerto degli Oasis. Subito è arrivato il tempo per i primi cambi di chitarre con sfoggio di Telecaster per Noel e Gem, con il primo che ha intonato l’altro singolo, dell’album “Don’t Believe The Truth”, “The importance of being Idle”. E dopo un inizio a grandi ritmi si è passati a “Little by Little” dove Noel ha dato spazio ancora alla sua voce, aspettando il ritorno di Liam, in tenuta red con uno giubbino davvero alla moda e capellino da pescatore, associato agli immancabili occhiali da sole….E così si è passati al brano scritto da Gem Archer, “A bell will ring”, in un attimo di psichedelia pura che, diciamocelo, non fa mai male. Poi il ritorno dei fratelli in coppia con la mitica “Acquiesce” che ha fatto da preludio ad un brano unico degli Oasis: “Songbird”, che ha visto Andy Bell sedersi al piano ed intonare le note di questa splendida ballata scritta da Liam. Poi il boato del pubblico: provate ad indovinare? E' giunta l'ora di “Live forever” con lo splendido assolo firmato da Noel che ha fatto impazzire tutto lo stadio. Ma la perla è arrivata subito dopo: “Mucky Fingers”, con Gem che ha dato sfoggio della sua grande capacità nel suonare l’armonica. Brano fenomenale, il più azzeccato e riuscito dell’album. Un passo di nuovo indietro, con l’altro classico intramontabile “Wonderwall” e “Rock ‘n’ roll star” che ci hanno ridato un Noel in gran spolvero con il suo slide finale. Grande festa all’uscita dei sei dal palco per la meritata pausa con annessa standing ovation. E dopo un piccolo break, si è ripartiti con l’energica “Meaning of soul” prima di chiudere in bellezza con “Don’t look back in anger”, cantata dal pubblico a squarcia gola, e la cover culto per i mod britannici, “My generation”dei The Who. Insomma un concerto imperdibile, in uno stadio fantastico, che ha visto gli Oasis rinfrescare il repertorio con l’inserimento di brani nuovi senza tralasciare i pezzi più belli che hanno reso questo gruppo il più amato d’Inghilterra. Insomma ne è valsa la pena di farsi qualche migliaio di chilometri. Vi lasciamo con dei numeri della splendida tre giorni di Manchester: ogni serata in media ha totalizzato circa 60.000 spettatori per un totale di presenze superiore a 180.000. E grandi anche i gruppi di supporto: Doves e Coral su tutti, per non parlare degli interessanti BEES, RedWalls e 22-20.