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| Title |
Ode To J. Smith |
TRACKLIST |
| Label |
Cooperative Music/V2 |
1. Chinese Blues
2. J. Smith
3. Something Anything
4. Long Way Down
5. Broken Mirror
6. Last Words
7. Quite Free
8. Get Up
9. Friends
10. Song To Self
11. Before You Were Young
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| Year |
2008 |
| Genere |
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| Recorded |
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| Authors |
Travis
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| Production |
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| Evaluation |
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| 1 |
Allison
Crowe - Midnight |
| 2 |
Josh Woodward - Go |
| 3 |
C. S. Daggers -
Changing my mind |
| 4 |
S.Crossing -
Don’t Get Me Started |
| 5 |
First - On the road |
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I TRAVIS RIABBRACCIANO IL BANJO
Sono tornati. Ecco di nuovo il quartetto scozzese riproporre il sound
inconfondibile degli esordi che li aveva proiettati tra i gruppi
più significativi della seconda ondata brit – pop,appena
dopo i decani Oasis e Blur. Dopo “ The Boy With No Name", i
Travis riabbracciano la loro verve elettrica e si lasciano andare di
nuovo a ritmi più consoni alla loro natura rock. L’
LP trae la sua linfa vitale durante la sessione di registrazione
di un programma della BBC in occasione del quarantennale di "Sgt.
Pepper's Lonely Hearts Club Band" ed anche per questo motivo “Ode
To J. Smith” è stato messo su nastro in appena
due settimane. Una sorta di omaggio ad uno dei dischi cardine
della storia della musica.
Non siamo di sicuro ai livelli di "Sing" e "The Invisible Band"
ma per lo meno questo sesto lavoro della band è un tentativo di
riproporsi a certi livelli con pezzi che abbiano una propria caratura
dopo l’insuccesso dell’ultimo disco, passato inosservato
nonostante sia trascorso solo un anno dalla sua uscita e senza
considerare l’aggravante della super produzione che lo ha
accompagnato , un poll di geni della produzione che non ha dato quello
che tutti si aspettavano : Nigel Godrich, Mike Hedges e Brian
Eno, forse 12 mesi fa , erano in vacanza. E così possiamo
vedere come i Travis partano dal rock di "Chinese
Blues" per passare a “Long Way Down" o a "Broken Mirror"
dove il quartetto si lascia andare a rievocazioni più crude in
stile anni ’70. E come non citare "Last Words” dove
ritroviamo il caro vecchio banjo che ha fatto la fortuna dei
Travis. Meno interessante la parte centrale dell’album che
si avvita su sentieri già percorsi e che non dà slancio
al disco che si riprende soltanto nella sua tracklist di chiusura
con "Friends", "Song To Self" e "Before You Were Young".
Certamente fa piacere rivedere i Travis tornare in auge con un lavoro
di sicuro interessante ma non tale da farci rivivere i fasti degli
esordi. Gli Oasis insegnano che il tempo del brit- pop è ormai
andato. E’ dunque ora di cambiare anche per il quartetto
scozzese. Siamo sicuri che non ci deluderanno.
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