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Se è
vero che i Coldplay sono ormai da tempo considerati i nuovi U2, era
inevitabile che prima o poi la loro strada si incrociasse con il
produttore storico dei 4 irlandesi, quel Brian Eno che ha firmato i
più grandi successi della band di Dublino. Aperta questa
doverosa parentesi è bene chiuderla subito e dire che il quarto
album in studio della band inglese più fortunata
dell’ultimo decennio non suona alla U2, ma molto Colplay.
Martin e soci infatti hanno da tempo accantonato la musica diretta ed
efficace degli esordi per dirigersi verso sonorità più
elaborate e complesse, abbracciando in pieno la filosofia di quelle
band che puntano ad evolversi nel tempo senza rimanere troppo ancorate
a se stesse. E se una parte di questo cammino era stato tracciato con
il precedente lavoro in studio “X e Y”, “Viva La Vida
Or Death and all his friends” si presenta come il continuum
ideale per esplorare i nuovi universi sonori che i Coldplay hanno
voluto perseguire nelle ultime loro sperimentazioni.
Innanzitutto bisogna dire che l’ultima fatica in studio spicca
per la sua omogeneità, a differenza del predecessore, che si
perdeva tra brani (anche di buona fattura) troppo differenti tra loro.
Viva La Vida, al contrario, riesce bene nel suo intento di voler
comunicare con uno stesso linguaggio le sfumature di un lavoro che di
certo ha bisogno di ripetuti ascolti per essere recepito al meglio.
Il sentimento positivo che pervade l’album emerge sin dalla prima
traccia, la strumentale “Life in Technicolor”, che cresce
pian piano fino ad esplodere nel finale in una girandola di suoni ed
emozioni. “Lost”, col suo lento incedere, penetra fino in
fondo l’anima con la perfetta melodia tracciata di Martin che si
amalgama alla perfezione con il sottofondo di organo e percussioni. Ed
anche quando sembra che a diventare protagonisti siano solo la voce e
le note del pianoforte ecco che il brano frena e svolta bruscamente,
come nel caso di “42” che forse ha l’unico difetto di
assomigliare troppo a quella “Barely Legal” dei colleghi
d’oltreoceano Strokes.
La voglia di stupire però è ancora dietro l’angolo
ed ecco che dietro ai brani “Lovers in Japan” e
“Yes” si nascondano delle tracce nascoste
(“Reign Of Love”, “Chinese Sleep Chant”) che
nulla hanno a che vedere con le sopra citate canzoni, regalando quel
pizzico di sorpresa che resta sempre un piacere scoprire mentre si
divora con avidità un lavoro tanto a lungo atteso. Il piatto
forte viene servito subito dopo, con la title track “Viva La
Vida”, il secondo singolo estratto, che rimane un vero e proprio
gioiello grazie alla intensità della interpretazione di Martin e
il tappeto sonoro caratterizzato da violini che rappresentano il punto
più alto del lavoro.
Prima di arrivare a destinazione si passa per il primo singolo Violet
Hill, quello che forse più si aggancia al vecchio Coldplay
style, la dolce e spensierata “Strawberry Swing”, che
strizza l’occhio ai Beatles anche nel titolo, fino ad arrivare
all’ultimo capitolo “Death and all his friends”. Il
cerchio però si chiude effettivamente nella ghost-track
escapist, che riparte proprio dal punto iniziale, “Life in
Technicolor”.
In sostanza anche se i Colplay cambiano pelle non tradiscono la loro
vera essenza, quella di band che continua a fare musica con cuore e con
passione. E anche se questo lavoro risente della mancanza di un brano
simbolo come “In my place”, “Yellow” o
“Fix You”, non si può certo dire che la band abbia
perso la sua capacità di emozionare e di far presa sulle masse.
Solo il tempo ci dirà se questo album sarà un punto
d’arrivo o solamente un punto di partenza verso nuove frontiere,
ma certo è che con “Viva la Vida” la stella dei
Coldplay continua a brillare e a rimanere un punto fermo nel panorama
musicale internazionale.
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