PRIMO ALBUM DA SOLISTA PER PETE DOHERTY, EX LIBERTINES E BABYSHAMBLES
La Recensione.
Probabilmente sarà il primo ed ultimo (per lungo tempo) album da
solista per l’“eterno dannato” Pete Doherty. Il buon
Pete non si smentisce mai e, tra un nuovo disco con i Babyshambles ed
una possibile reunion con i Libertines, piazza uno dei suoi colpi ad
effetto, che tanto lo hanno contraddistinto fin dagli esordi. E
così ci troviamo di fronte ad un lavoro che si distacca dai
precedenti, con un uso marcato del sound acustico, messo in risalto da
una produzione di altissimo livello, composta da Stephen Street e
Graham Coxon dei Blur.
I fan più accaniti non rimarranno di certo delusi dal
repertorio proposto da Pete, che evidenzia ancora una volta come le sua
capacità compositive non siano da sottovalutare. Peccato che ai
buoni propositi non riesca a sviluppare idee comunque valide e di
spessore. L’impressione è che il Pete musicista stia lasciando
spazio al Pete personaggio, e che questo “Grace/Wastelands”
risulti un album con tanti buoni propositi, che necessitavano di
qualche accorgimento maggiore per farlo apprezzare maggiormente.
Si parte con la ballad acustica ”Arcadie”, che ci
porta tra campi di grano e distese incontaminate, per passare a
“Last of the English roses”, singolo che lancia il disco,
dove ritroviamo il garage-rock dei bei tempi. Facciamo un tuffo
nei mitici anni ‘70’ con “1939
returning”, molto stile David Bowie. Nulla da eccepire su
“A little death around the eyes”, forse il miglior pezzo
del disco che si avvale della partecipazione di Carl Barat. Un brano
magnetico che ti cattura fin dalle prime note, facendoti viaggiare con
la mente in un trip notturno e malinconico. Sulla falsa riga “A
little death around the eyes” troviamo
“Salomé”, che segue la linea intimistica della
predente traccia, in una sorta di continuazione di
quell’atmosfera unica e magica. Ed arriviamo alla parte centrale
del disco che appare quella meno convincente. “I am the
rain”non spicca per originalità, mentre con “Sweet
by and by” sembra di essere in un piano bar, tra musica jazz e
qualche accenno di blues . “Palace of bone” trova qualche
spunto dal mitico Brit-pop che tanto ha influenzato il giovane Pete.
Senza dimenticare “Sheepskin tearaway”, dove possiamo
apprezzare anche la cantautrice scozzese Dot Allison. Si chiude con una
magnifica “Broken love song”, un tipico pezzo alla
Doherty, con un ritornello martellante che ti fa capire come le
qualità dell’artista sono indubbie. E dopo una nuova
rievocazione al mitico Bowie in “New love grows on trees”,
la malinconia torna con “Lady, don’t fall backwards”,
che dalle parole del testo, pare dedicata ai bei tempi andati con la
sua musa ispiratrice Kate.
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