IL
CONCEPT ALBUM DELLA CONSACRAZIONE PER I GREEN DAY
La Recensione.
Eccoli
qui i Green Day pronti a prendersi sulle spalle, dopo un lungo periodo
di pausa, tutto il peso delle 20 milioni di copie vendute di American
Idiot con tutto il successo planetario che ne è conseguito. A dir la
verità i californiani avevano provato a confondere le acque indossando
i panni di un’altra band, i Foxboro Hot Tubs, un progetto (peraltro
riuscito) garage-rock alternativo che li ha visti protagonisti nel 2008
ma non è servito a placare la curiosità di quanti si chiedevano come
sarebbe stato il successore dell’album rivelazione dell’ultimo
decennio.
Ebbene, se American Idiot aveva segnato la svolta nel sound del trio di
Berkeley, questo 21st Century Breakdown non può che esserne la naturale
conseguenza. Dopo aver varcato quella soglia che li ha portati ad
essere da band punk di riferimento degli anni ’90 a eredi (punk) degli
Who Armstrong, Dirnt e Tre Cool hanno deciso di oltrepassare nuovamente
quella sottile linea e cimentarsi nuovamente in un concept album. Il
lavoro è diviso in tre parti: Heroes and Cons, Charlatans and Saints,
Horseshoes and Handgrenades e racconta le vicissitudini di Christian e
Gloria, una giovane coppia che si muove nelle contraddizioni e nelle
speranze del nuovo secolo.
Sempre punk-rock, ma condito da una consapevolezza artistica e da una
capacità musicale che, miscelata dalla regia di Buthc Vig (storico
produttore dei Nirvana), rende ancora più vivida l’evoluzione artistica
del gruppo.
Il disco va oltre ai tre accordi del primo singolo estratto Know Your
enemy e ci mostra il lato più epico dei Green Day con la title track
21st Century Breakdown, un puzzle composto da tre parti
incastrato con precisione da chitarre incisive e dalla perfetta melodia
di Billy Joe che cita il Lennon di Working Class Hero. Il delicato
intro di piano e violini di ¡Viva la Gloria! viene spezzato dalle
distorsioni e dai cori che regalano una nuova dimensione al brano;
anche nella successiva Before the Lobotomy una prima parte acustica
lascia al posto a schitarrate in pieno stile punk. La dolce ballata
Last night on Earth dal sapore di Beatles chiude con stile la prima
parte e mostra il lato più romantico dell’album “Sending all my love to
you.You are the moonlight of my life every night Giving all my love to
you”.
La seconda parte si apre all’insegna del rock duro con East Jesus
Nowhere con un intro degno di Marylin Manson, per poi tornare su lidi
più consoni alla band con Last Of the American Girls, dove la ritmica
di batteria e basso si sposa con le traiettorie vocali di Billy Joe,
che danno il giusto tocco ad un brano in pieno Green Day style. La
chiusura del secondo capitolo Charlatans
And Sainst è affidata a Restless Hearts Sindrome, che per i primi tre
minuti ha tutta l’aria di essere una ballata salvo il classico cambio
di rotta che fa esplodere il brano nel finale.
L’ultima parte si apre con la ruvida Horseshoes and Handgrenades, con
una chitarra grunge e la voce di Armstrong più dura del solito. The
Static Age invece è uno degli episodi più pop dell’album ma
estremamente godibile, grazie alla solita alchimia che si crea nelle
semplici note suonate dalla band e da un ritornello che sembra fatto
apposta per essere cantato a squarciagola “I can’t see a thing in the
video - I can’t hear a sound on the radio - In stereo in the static
age”. Perfettamente azzeccato anche il ritornello di 21Guns, che
si appresta a diventare uno dei tormentoni dell’album, con la chitarra
elettrica che si fa spazio dopo la strofa caratterizzata dall’acustica
come nella celebre Boulevard Of Broken Dreams. Prima di arrivare alla
conclusione si passa per la movimentata American Eulogy che precede il
gran finale con See the Light, con un intro acustico che richiama
“Tommy” degli Who, il gruppo che più d’ogni altro ha ispirato la band
in questa fase della carriera.
Se i Green Day cercavano una conferma con questo lavoro hanno centrato
in pieno l’obiettivo. Sono riusciti a riprendere lo schema del concept
album di American Idiot riuscendo nel difficile compito di non
ripetersi. I brani sono di grande livello e riconfermano il trio
punk-rock più famoso del mondo sulla vetta più alta dell’olimpo del
rock. Se questa è la via che Armstrong e compagni intendono percorrere
possiamo stare sicuri che continueranno a regalarci lavori di grande
spessore e canzoni indimenticabili. Si può chiedere di più ad una
punk-band?
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