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RECENSIONE GREEN DAY
21st Century Breakdown

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Green Day - 21st Century Breakdown

Title 21st Century Breakdown TRACKLIST
Label Reprise Records 1. Song of the Century
ACT 1 - HEROES AND CONS: 2. 21st Century Breakdown 3. Know Your Enemy 4. !Viva La Gloria! 5. Before the Lobotomy 6. Christian's Inferno 7. Last Night on Earth
ACT 2 - CHARLATANS AND SAINTS: 8. East Jesus Nowhere 9. Peacemaker 10. Last of the American Girls 11. Murder City 12. ?Viva La Gloria? (Little Girl) 13. Restless Heart Syndrome
ACT 3 - HORSESHOES AND HANDGRENADES: 14. Horseshoes and Handgrenades 15. The Static Age 16. 21 Guns 17. American Eulogy A. Mass Hysteria B. Modern World 18. See The Light
Year 2009
Genere Punk-Rock, Pop-Punk, Alternative Rock
Recorded Ocean Way Recording, Studio 880, Jel Studios & Costa Mesa Studios (California)
Authors Green Day
Production Butch Vig, Green Day
Evaluation xxxx/

1 Allison Crowe - Midnight
2 Josh Woodward - Go
3 C. S. Daggers - Changing my mind
4 S.Crossing - Don’t Get Me Started
5 First - On the road


IL CONCEPT ALBUM DELLA CONSACRAZIONE PER I GREEN DAY

La Recensione.

Eccoli qui i Green Day pronti a prendersi sulle spalle, dopo un lungo periodo di pausa, tutto il peso delle 20 milioni di copie vendute di American Idiot con tutto il successo planetario che ne è conseguito. A dir la verità i californiani avevano provato a confondere le acque indossando i panni di un’altra band, i Foxboro Hot Tubs, un progetto (peraltro riuscito) garage-rock alternativo che li ha visti protagonisti nel 2008 ma non è servito a placare la curiosità di quanti si chiedevano come sarebbe stato il successore dell’album rivelazione dell’ultimo decennio.

Ebbene, se American Idiot aveva segnato la svolta nel sound del trio di Berkeley, questo 21st Century Breakdown non può che esserne la naturale conseguenza. Dopo aver varcato quella soglia che li ha portati ad essere da band punk di riferimento degli anni ’90 a eredi (punk) degli Who Armstrong, Dirnt e Tre Cool hanno deciso di oltrepassare nuovamente quella sottile linea e cimentarsi nuovamente in un concept album. Il lavoro è diviso in tre parti: Heroes and Cons, Charlatans and Saints, Horseshoes and Handgrenades e racconta le vicissitudini di Christian e Gloria, una giovane coppia che si muove nelle contraddizioni e nelle speranze del nuovo secolo.
Sempre punk-rock, ma condito da una consapevolezza artistica e da una capacità musicale che, miscelata dalla regia di Buthc Vig (storico produttore dei Nirvana), rende ancora più vivida l’evoluzione artistica del gruppo.

Il disco va oltre ai tre accordi del primo singolo estratto Know Your enemy e ci mostra il lato più epico dei Green Day con la title track 21st Century Breakdown, un puzzle composto da tre parti  incastrato con precisione da chitarre incisive e dalla perfetta melodia di Billy Joe che cita il Lennon di Working Class Hero. Il delicato intro di piano e violini di ¡Viva la Gloria! viene spezzato dalle distorsioni e dai cori che regalano una nuova dimensione al brano; anche nella successiva Before the Lobotomy una prima parte acustica lascia al posto a schitarrate in pieno stile punk. La dolce ballata Last night on Earth dal sapore di Beatles chiude con stile la prima parte e mostra il lato più romantico dell’album “Sending all my love to you.You are the moonlight of my life every night Giving all my love to you”.
La seconda parte si apre all’insegna del rock duro con East Jesus Nowhere con un intro degno di Marylin Manson, per poi tornare su lidi più consoni alla band con Last Of the American Girls, dove la ritmica di batteria e basso si sposa con le traiettorie vocali di Billy Joe, che danno il giusto tocco ad un brano in pieno Green Day style. La chiusura del secondo capitolo Charlatans
And Sainst è affidata a Restless Hearts Sindrome, che per i primi tre minuti ha tutta l’aria di essere una ballata salvo il classico cambio di rotta che fa esplodere il brano nel finale.

L’ultima parte si apre con la ruvida Horseshoes and Handgrenades, con una chitarra grunge e la voce di Armstrong più dura del solito. The Static Age invece è uno degli episodi più pop dell’album ma estremamente godibile, grazie alla solita alchimia che si crea nelle semplici note suonate dalla band e da un ritornello che sembra fatto apposta per essere cantato a squarciagola “I can’t see a thing in the video - I can’t hear a sound on the radio - In stereo in the static age”. Perfettamente azzeccato anche il ritornello di 21Guns,  che si appresta a diventare uno dei tormentoni dell’album, con la chitarra elettrica che si fa spazio dopo la strofa caratterizzata dall’acustica come nella celebre Boulevard Of Broken Dreams. Prima di arrivare alla conclusione si passa per la movimentata American Eulogy che precede il gran finale con See the Light, con un intro acustico che richiama “Tommy” degli Who, il gruppo che più d’ogni altro ha ispirato la band in questa fase della carriera.

Se i Green Day cercavano una conferma con questo lavoro hanno centrato in pieno l’obiettivo. Sono riusciti a riprendere lo schema del concept album di American Idiot riuscendo nel difficile compito di non ripetersi. I brani sono di grande livello e riconfermano il trio punk-rock più famoso del mondo sulla vetta più alta dell’olimpo del rock. Se questa è la via che Armstrong e compagni intendono percorrere possiamo stare sicuri che continueranno a regalarci lavori di grande spessore e canzoni indimenticabili. Si può chiedere di più ad una punk-band?





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