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I KEANE SFORNANO UN NUOVO SUCCESSO
Tremate! Voi che avete osannato le
sonorità brit- pop anni’80, voi che amavate ritmi
elettrizzanti ed elettrici, voi che non andavate a dormire senza aver
prima ascoltato “Take on me” degli A-ha: i Keane non vi
deluderanno. Il gruppo capitanato da Tom Chaplin sembra aver dato una
sterzata allo stile compassato e delicato che ne aveva contraddistinto
i due precedenti album. “Hopes and Fairs”, il loro debutto,
fu un autentico capolavoro, capace di vendere più di 5 milioni
di copie in tutto il mondo, “Under the Iron Sea” non
ripagò le attese, ma diede comunque alla platea alcune buone
canzoni. Ora siamo giunti al terzo capitolo della saga Keaniana.
”Perfect Symmetry”, arriva dopo due anni dall’ultimo
lavoro del gruppo originario dell’East Sussex e dopo la crisi
(passeggera per fortuna) della band, nella quale molti davano per
imminente un clamoroso scioglimento. L’album, potremmo definirlo
in una semplice frase: la svolta che non t’aspetti. Già,
perché questo disco ha letteralmente spiazzato la critica
d’oltre Manica e non solo, dividendola in due parti contrapposte.
C’è chi, come la giornalista di NME.COM, Rebecca Robinson,
l’ha definito “una cagata” e chi, invece,
l’ha osannato sul “Daily Telegraph” dove Adam
Sweeting l’ ha recensito come “perfetto” e
“rivoluzionario”. Questione di gusti, verrebbe da dire.
Il disco è stato preceduto dal singolo “Spiralling”,
prima traccia dell’album ed autentico richiamo agli anni
’80, per amanti del synth, un po’ kitsch, ma allegra e
spensierata, orecchiabile già al primo impatto.
La seconda traccia è il secondo singolo, “Lovers are
Losing” e l’ascolto si fa sempre più piacevole, per
poi sfociare nella particolare “Better than this”, dagli
arrangiamenti che sembrano rievocare ricordi dei Cure.
Dopo “You haven’t told me Anything”, arriviamo alla
canzone che dà il titolo al disco stesso, “Perfect
Symmetry”. Probabilmente è il brano più riuscito
dell’intero album, dove ritroviamo quella semplicità
sognatrice che colpisce al cuore, la stessa che ha reso i Keane famosi
nel mondo. Un piano leggiadro guidato dalle sapienti mani di Tim
Rice-Oxley , accompagna la voce di Tom Chaplin come ai vecchi tempi di
Hopes and Fairs. Un filo conduttore sembra guidare le emozioni e
così ci imbattiamo in “You don’t see me” e
sembra aumentare la consapevolezza che i Keane siano realmente tornati
alle origini. Ma poi ci areniamo sull’anonima “Again and
Again” e le nostre speranze sembrano naufragare. L’album
continua su questa falsa riga, per poi arrivare a “Black Burning
Heart” con il suo ritornello che fa tanto U2 ed alla traccia
finale “Love is the end”, che chiude il tutto con dolcezza.
In sostanza, non ci sentiamo di bocciare questo lavoro. Il disco,
certamente, presenta dei punti che lasciano un po’ perplessi,
come ad esempio l’estremo richiamo agli anni ’80 ed a
sonorità un po’ passate. Ma sta di fatto che i Keane fanno
sicuramente un passo avanti rispetto ad “Under the Iron
Sea” e cercano di creare uno stile particolare, che forse
però non li premia a dovere. Insomma, un 10 allo
spirito…una quasi sufficienza al contenuto. Sommando i valori,
comunque, ne esce un discreto album, dove “Hopes and Fairs”
riecheggia in qualche nota e dove la vena creativa di Tim
Rice-Oxley cerca e trova nuova linfa.
Nonostante le critiche, i Keane centrano per la terza volta consecutiva
il numero uno nelle classifiche dei dischi più venduti in UK.
Non male per una band che davano tutti per spacciata.
Thanks to: Alessandro Setaro
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