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Allison
Crowe - Midnight |
| 2 |
Josh Woodward - Go |
| 3 |
C. S. Daggers -
Changing my mind |
| 4 |
S.Crossing -
Don’t Get Me Started |
| 5 |
First - On the road |
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BUONA PROVA PER I KILLERS
Stavolta, citando Las Vegas, non ci
verranno in mente casinò o tavoli di texas hold’em. La
nostra attenzione è tutta per l’uscita di “Day &
Age”, ultimo disco dei Killers di Brandon Flowers, nativi,
appunto, della città del Nevada. Dopo due anni di assenza ed un
ultimo album, “Sam’s Town”, non certo epocale, la
band Americana dall’anima britannica ha partorito un interessante
lavoro.
L’amore anglofilo dei Killers è rinomato e la dice lunga
il fatto che, dopo aver realizzato “Hot Fuss” (a detta di
molti uno dei miglior dischi Brit-pop degli ultimi 20 anni), hanno
cercato di bissare il successo con un album in grande stile
Rock-Americano, chiamando Anton Corbijn per farsi fotografare come dei
disperati esistenzialisti con i cappelli da cowboy, con annessi baffi e
barba incolta. Vedere la faccia da adolescente di Flowers
“sporcata” dal pizzetto e da basettoni quasi irreali,
avrà fatto venire l’ulcera a non pochi fans. Si aggiunga
il fatto che, tranne che per poche tracce e la splendida “When
You Were Young”, Sam's Town, è stato una mezza delusione.
Il punto fondamentale è stato la poca convinzione del pubblico
Americano, che la band voleva così tanto corteggiare.
E allora via. Si è tornati a quello stile che la vecchia Europa
aveva amato ed idolatrato. ”Day & Age” non poteva
fallire e sembrerebbe proprio che non l’abbia fatto. Prodotto dal
britannico ed amante della dance retro, Stuart Price, l’album
brilla di lucentezza da studio, pieno di voci chiare ed echeggianti,
sintetizzatori spaziali, batteria da bossanova e molto più
sassofono di quanto potreste aspettarvi. Insomma, un disco dai ritmi
quasi innovativi e sicuramente non scontati, che potrebbero però
ricordare vagamente melodie alla Bowie o alla Pet Shop Boys. Il singolo
che ha anticipato l’album, “Human”, è una
riuscita shakerata di dance anni ‘90 e new wave anni ’80,
che sembra rievocare in qualche modo qualche remix di vecchie canzoni
targate U2. Il disco, apre con “Losing Touch”, canzone
groove alla Bowie, con repentini cambi di tastiera e la voce delicata
di Flowers che rende il tutto molto piacevole all’ascolto. Si
passa dunque a “Spaceman” ed il ritmo si fa più
frenetico, per poi sfociare in “Joy Ride”, una melodia che
ti prende subito, vero e proprio omaggio ai suoni funky di due decenni
fa, caratterizzata da un beat sensuale, puntellato da un sax alla
Rolling Stones e da chitarre che dettano la giusta cadenza a tutto il
contorno. ”A Dustland Fairytale” ha un inizio da vera e
propria ballata, per poi crescere prepotentemente in un grande scenario
narrativo supportato da un sound emozionante.
Cori quasi tribali accompagnano “This is your Life” e
l’atmosfera si fa di colpo ammaliante, ricordando per un attimo
sonorità che solo “Hot Fuss” poteva dare. E
arriviamo a “I can’t stay”, canzone molto particolare
che sembra non trovare una sua collocazione precisa, ma che si
rifà ad improbabili ritmi caraibici. Forse l’unica nota un
po’ stonata di un disco improntato in una direzione ben precisa.
Il tempo scorre con la semplice ma efficace “Neon Tiger”,
per poi passare ai rilassanti ritornelli di “The world we live
in” e concludere con l’inquietudine di “Goodnight
Travel Well”, canzone di 7 minuti circa, forse un pò
troppo forzata da una vocalità lamentosa in stile Robert Smith
appena buttato giù dal letto. I Killers si riprendono la
vetta delle chart e lo fanno con un album che giudichiamo una giusta
continuazione del primo ed inimitabile Hot Fuss. Noi ci atteniamo ai
fatti. E questi dicono che i Killers hanno venduto milioni di dischi in
appena tre album e che il tour che sta per partire ha già
registrato numerosi sold out in tutto il mondo ancor prima
dell’uscita del disco.
Se questo non dovesse bastare, forse è il caso che qualcuno
cominci a pensare di cambiare mestiere…e non ci riferiamo di
certo a Brandon Flowers.
Alessandro Setaro
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