Chi Siamo | ContattiLavora con noi
Ascoltaci in diretta: scegli il player
on air

Web Radio & Magazine: musica 24h, podcast, biografie artisti e rockband, recensioni dischi, libri, film


RECENSIONE THE KILLERS Day&Age

BUTTERFLY LIBRARY
La grande enciclopedia della musica
Archivio biografie e recensioni
TRENTATREGIRI
I dischi più belli raccontati da noi
Recensioni e prossime uscite
CONCERTI ED EVENTI
Preziosa guida per animali da palco 
Recensioni e prossime date
LO SAPEVI CHE...
Curiosiamo nel jet set musicale!
Gossip e approfondimenti


Title Day & Age TRACKLIST
Label Island “Losing Touch'”
“Human”
“Spaceman”
“Joyride”
“A Dustland Fairytale”
“This Is Your Life”
“I Can't Stay”
“Neon Tiger”
“The World We Live In”
“Goodnight, Travel Well”

The Biography
Year 2008
Genere Alternative rock
Recorded
Authors The Killers
Production Stuart Price
Evaluation xxx
1 Allison Crowe - Midnight
2 Josh Woodward - Go
3 C. S. Daggers - Changing my mind
4 S.Crossing - Don’t Get Me Started
5 First - On the road


BUONA PROVA PER I KILLERS

Stavolta, citando Las Vegas, non ci verranno in mente casinò o tavoli di texas hold’em. La nostra attenzione è tutta per l’uscita di “Day & Age”, ultimo disco dei Killers di Brandon Flowers, nativi, appunto, della città del Nevada. Dopo due anni di assenza ed un ultimo album, “Sam’s Town”, non certo epocale, la band Americana dall’anima britannica ha partorito un interessante lavoro.
L’amore anglofilo dei Killers è rinomato e la dice lunga il fatto che, dopo aver realizzato “Hot Fuss” (a detta di molti uno dei miglior dischi Brit-pop degli ultimi 20 anni), hanno cercato di bissare il successo con un album in grande stile Rock-Americano, chiamando Anton Corbijn per farsi fotografare come dei disperati esistenzialisti con i cappelli da cowboy, con annessi baffi e barba incolta. Vedere la faccia da adolescente di Flowers “sporcata” dal pizzetto e da basettoni quasi irreali, avrà fatto venire l’ulcera a non pochi fans. Si aggiunga il fatto che, tranne che per poche tracce e la splendida “When You Were Young”, Sam's Town, è stato una mezza delusione. Il punto fondamentale è stato la poca convinzione del pubblico Americano, che la band voleva così tanto corteggiare.
E allora via. Si è tornati a quello stile che la vecchia Europa aveva amato ed idolatrato. ”Day & Age” non poteva fallire e sembrerebbe proprio che non l’abbia fatto. Prodotto dal britannico ed amante della dance retro, Stuart Price, l’album brilla di lucentezza da studio, pieno di voci chiare ed echeggianti, sintetizzatori spaziali, batteria da bossanova e molto più sassofono di quanto potreste aspettarvi. Insomma, un disco dai ritmi quasi innovativi e sicuramente non scontati, che potrebbero però ricordare vagamente melodie alla Bowie o alla Pet Shop Boys. Il singolo che ha anticipato l’album, “Human”, è una riuscita shakerata di dance anni ‘90 e new wave anni ’80, che sembra rievocare in qualche modo qualche remix di vecchie canzoni targate U2. Il disco, apre con “Losing Touch”, canzone groove alla Bowie, con repentini cambi di tastiera e la voce delicata di Flowers che rende il tutto molto piacevole all’ascolto. Si passa dunque a “Spaceman” ed il ritmo si fa più frenetico, per poi sfociare in “Joy Ride”, una melodia che ti prende subito, vero e proprio omaggio ai suoni funky di due decenni fa, caratterizzata da un beat sensuale, puntellato da un sax alla Rolling Stones e da chitarre che dettano la giusta cadenza a tutto il contorno. ”A Dustland Fairytale” ha un inizio da vera e propria ballata, per poi crescere prepotentemente in un grande scenario narrativo supportato da un sound emozionante.
Cori quasi tribali accompagnano “This is your Life” e l’atmosfera si fa di colpo ammaliante, ricordando per un attimo sonorità che solo “Hot Fuss” poteva dare. E arriviamo a “I can’t stay”, canzone molto particolare che sembra non trovare una sua collocazione precisa, ma che si rifà ad improbabili ritmi caraibici. Forse l’unica nota un po’ stonata di un disco improntato in una direzione ben precisa.
Il tempo scorre con la semplice ma efficace “Neon Tiger”, per poi passare ai rilassanti ritornelli di “The world we live in” e concludere con l’inquietudine di “Goodnight Travel Well”, canzone di 7 minuti circa, forse un pò troppo forzata da una vocalità lamentosa in stile Robert Smith appena buttato giù dal letto.  I Killers si riprendono la vetta delle chart e lo fanno con un album che giudichiamo una giusta continuazione del primo ed inimitabile Hot Fuss. Noi ci atteniamo ai fatti. E questi dicono che i Killers hanno venduto milioni di dischi in appena tre album e che il tour che sta per partire ha già registrato numerosi sold out in tutto il mondo ancor prima dell’uscita del disco.
Se questo non dovesse bastare, forse è il caso che qualcuno cominci a pensare di cambiare mestiere…e non ci riferiamo di certo a Brandon Flowers.

Alessandro Setaro




SitemapPubblicità su Butterfly Network