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PER I MAXIMO PARK PREZIOSA CONFERMA
Se pronunciassi il nome Paul Smith, a
molti verrebbe in mente il famoso (e caro…) stilista inglese.
Ma, come potete ben intuire, questa non è una rubrica di moda o
di fashion design. Quindi, se pronunciassimo il nome Paul Smith, ci
verrebbe in mente il frontman di quella band che è entrata
prepotentemente nel panorama Indie Rock britannico: i Maximo Park.
La band di Newcastle, dopo aver incassato i positivi giudizi del loro
primo album “A certain trigger”, si è presentata con
un nuovo disco tutto da scoprire: “Our Earthly Pleasures”.
Diciamo subito che è un album “diesel”, che apprezzi
pienamente riascoltandolo più volte, che non impressiona certo
per la sua unicità, ma che sicuramente si fa apprezzare per il
suo essere originale, in tendenza con il precedente lavoro della band.
Il tutto si apre con “Girls who plays guitar”, dalla
cadenza regolare, ritmato al punto giusto, senza strafare, seguito dal
primo singolo estratto, ovvero “Our velocity”, brano dotato
di innata freschezza, in puro stile Maximo Park.
Il sound si fa più ragionato e ci imbattiamo, forse, nella
canzone più riuscita dell’intero album “Books from
Boxes”, secondo singolo. Qui, gli arpeggi di chitarra risaltano
efficacemente all’orecchio, per poi lasciare spazio alle
immancabili tastiere e ad intrecci vocali che fanno molto new wave anni
’80. Così, dopo la raffinata “Russian
Litirature”, è “Karaoke Plays” a rubare la
scena, con atmosfere che sembrano calzare a pennello durante un lungo
viaggio (anche il video ne è una testimonianza).
”Your urge” è basato su insistenti riff di
pianoforte ed è proprio qui che forse emerge questo stile un
po’ appesantito di cui parlavano sopra. Certamente dovrebbe
essere ascoltato più di volte per poterne apprezzare a
pieno la propria validità.
Ma la piacevole immediatezza, rifà capolino con “By the
Monument”, nel quale possiamo ascoltare ottimi arrangiamenti ed
un sound accattivante. Nella successiva “Nosebleed”, Smith
cerca di indurre a riflessioni (“Some people hide their emotions,
some people show too much. Did we go too fast? Is that why your nose is
bleeding?”) mentre il ritmo riacquista vigore in “A
fortnight’s time”. La chiusura è tutta per
“Sandblasted and set free” e la particolare “Parisian
Skies”.
In sostanza, l’album risulta essere un ottimo continuum di idee
ed espressioni musicali, anche se meno veloce e più ragionato.
Dopo il successo del loro primo lavoro, i Maximo Park si confermano in
maniera abbastanza soddisfacente. Certo, qualche fans di “A
certain trigger” potrà storcere il naso di fronte ad
alcune scelte, ma è ovvio che non si può accontentare
tutti. Nel vortice delle nuove band inglesi, il secondo album è
sempre quello più difficile, poiché è considerato
il gradino determinante per la definitiva consacrazione. I Maximo Park
ce la mettono tutta e, seppur con qualche errore di gioventù,
riescono nell’intento.
Sicuramente, siamo pronti a scommetterci, li ritroveremo presto ai primi posti delle chart che contano.
Alessandro Setaro
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