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| Title |
Death Magnetic |
TRACKLIST |
| Label |
Mercury |
That Was Just Your Life
The End Of The Line
Broken, Beat & Scarred
The Day That Never Comes
All Nightmare Long
Cyanide
The Unforgiven III
The Judas Kiss
Suicide & Redemption
My Apocalypse
The Biography
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| Year |
2008 |
| Genere |
Hard-Rock, Metal |
| Recorded |
Sound City Studios
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| Authors |
Rick Rubin
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| Production |
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| Evaluation |
xxx |
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| 1 |
Allison
Crowe - Midnight |
| 2 |
Josh Woodward - Go |
| 3 |
C. S. Daggers -
Changing my mind |
| 4 |
S.Crossing -
Don’t Get Me Started |
| 5 |
First - On the road |
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I METALLICA RISORGONO DALLE MACERIE DI ST. ANGER
Tornare non è mai facile. Soprattutto quando ti chiami
Metallica, hai un passato che pesa come un macigno e sei stato sommerso
da valanghe di critiche con l’ultimo album in studio che hai
pubblicato. No, non deve essere facile avere un nome così
imponente, ma evidentemente la voglia di tornare ad essere grandi per
la band di James Hetfield è stata più forte della paura
di compiere un altro passo falso.
Sì, perché dopo il non indimenticable St. Anger, il nuovo
album Death Magnetic è davvero tutto un’altra storia. Un
segnale che i Metallica hanno voluto lanciare a chi continuava
costantemente a ripetere che fossero finiti, dimostrando ancora una
volta che anche con qualche anno in più sulle spalle si
può essere capaci di picchiare come forsennati sui propri
strumenti senza tralasciare la qualità. La chiave è stata
il ritorno alle radici, a quelle atmosfere indimenticabili di album
epici come “And Justice For All” e “Black
Album” che hanno scritto una delle pagine più importanti
dell’hard-rock.
Anche se ripetere i fasti di un passato del genere è
un’impresa impossibile, va almeno premiato il coraggio di
osare di una band che ha tutta l’intenzione di decidere da sola
quando sarà il momento di appendere la chitarra al chiodo, con
buona pace dei critici che volevano seppellirli prima del tempo. Ed
è proprio questa voglia di rischiare che fa salire le quotazioni
di un lavoro che di certo presenta le sue lacune, come la lunghezza dei
brani che rende il disco nel suo complesso un po’ difficile da
digerire. Inoltre, se da una parte abbiamo un Kirk Hammet in grande
forma che incanta con i suoi assoli, dall’altra la voce di
Hetfield sembra aver perso più di un colpo; Il batterista sembra
non essere uscito completamente dal tunnel di St. Anger mentre Jago,
alla sua prima prova in studio, non riesce a ritagliarsi un ruolo da
protagonista.
Per fortuna c’è la produzione di Rick Rubin a tenere in
mano le redini del gioco e far sì che Death Magnetic riesca
ugualmente a sprigionare la sua potenza nonostante i suoi immancabili
difetti. Così si può passare sopra anche a qualche
peccato veniale come “The Unforgiven III” ed ascoltare
soddisfatti “That Was Just Your Life” o “The End of
the Line”, consapevoli di trovarsi di fronte ad una band che non
ha ancora terminato il suo percorso ma ha ancora delle cose da dire.
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