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Muse - The Resistance

Title The Resistance
TRACKLIST
Label Warner Brothers
“Uprising”
“Resistance”
“Undiscloseddesires”
“United States of Eurasia/Collateral damage”
“Guiding light”
“Unnatural selection”
“MK ultra”
“I belong to you/Mon cœur s'ouvre à ta voix”
“Exogenesis: Symphony part I (Overture)”
“Exogenesis: Symphony part II (Cross pollination)”
“Exogenesis: Symphony part III (Redemption)”


Year 2009
Genere Alternative Rock, New Prog, Symphonic Rock
Recorded Studio Bellini (Lago di Como, Italia)
Authors Muse
Production Muse
Evaluation xxx
1 Allison Crowe - Midnight
2 Josh Woodward - Go
3 C. S. Daggers - Changing my mind
4 S.Crossing - Don’t Get Me Started
5 First - On the road


Quinta Fatica in studio per gli Irresistibili Muse

A dieci anni esatti dall’esordio discografico con “Showbiz” i Muse pubblicano “The Resistance”, il loro quinto album in studio, uscito in una data particolarmente significativa: l’11 settembre. Solo un caso - dicono i tre - fatto sta quella data, che porta inevitabilmente alla mente il ricordo terribile dell’evento che più di ogni altro ha segnato la storia contemporanea, si sposa alla perfezione con le liriche apocalittiche tanto care al leader Bellamy.
Calendario a parte, occorre ricordare che pochi avrebbero scommesso su questi ragazzi del Devon, usciti alla ribalta con singoli come “Sunburn” e “Muscle Museum”, che vennero subito etichettati come dei cloni dei Radiohead. Un pregiudizio nato esclusivamente sulla base della somiglianza tra il timbro dell’eclettico Bellamy e di Thom Yorke, spazzato via da lavori come “Origin of Simmetry” e “Absolution”, che hanno marchiato a fuoco il loro sound, sottolineando l’originalità della proposta musicale di un gruppo capace di ispirarsi tanto al rock quanto alla musica classica.
Adesso le muse del Rock ripartono dopo l’esperimento di “Black Holes & Revelations”, un album che presentava pezzi molto interessanti come “Supermassive Black Hole” e “Knights Of Cydonia”, ma caratterizzato da troppi alti e bassi. L’ultima fatica “The Resistance”, nonostante la sua eterogeneità, ci appare più lineare rispetto al suo predecessore, come se la band volesse portare avanti un’idea dall’inizio alla fine, racchiudendo le linee cardine del proprio sound come in “Absolution”, senza però toccarne gli stessi apici di creatività.
Mai come questa volta occorre iniziare a parlare dalla chiusura, perché è proprio nella parte finale con la trilogia Exogenesis, divisa in tre parti (Overture, Cross Pollination, Redemption), che si schiude tutta l’essenza musicale dei Muse, capace di andare oltre i canoni del rock e di amalgamarsi perfettamente nell’architettura sonora tracciata dagli orchestrali della scala che hanno registrato assieme a loro questa imponente suite. Dalla fine passiamo all’inizio, dove troviamo il primo singolo “Uprising”, perfetto nella sua immediatezza, dove al fianco di un basso perentorio si staglia un riff di tastiera che sembra uscito direttamente dallo spazio, mentre il testo evoca un mondo che sembra uscito dalle pagine di George Orwell.
“The Resistance”, sorretta dal piano e dalla batteria di Howard, riesce ad essere epica e coinvolgente al tempo stesso nonostante un ritornello troppo prevedibile. In “Undisclosed Desires” la band strizza l’occhio all’R’n’b; un esperimento, niente di più, che non avrebbe fatto danni se fosse rimasto chiuso nel cassetto. In assoluto più intrigante “United States Of Eurasia”, forse un po’ troppo eccessiva nel suo tentativo di rievocare le atmosfere dei Queen, ma che dimostra la capacità del trio di riunire con disinvoltura passato e presente. “Guiding Light” è l’episodio più Pop dell’album con le sue tastiere in primo piano, i suoi riff che arrivano al momento giusto, e con il vocalist che disegna melodie di facile ascolto.
Con “Unnatural Selection” torna il Rock duro, potente e diretto che la band ha nel sangue; basta ascoltare il riff energico che sembra racchiudere la stessa energia di “New Born” per lasciarsi trascinare da un brano che rappresenta uno dei punti più alti del disco. “Mk Ultra” scivola via senza lasciare traccia mentre “I Belong To You” merita particolare attenzione grazie al suo tentativo di far convivere in un solo brano generi diversi, un’abilità che in pochi possono vantarsi di avere.
Anche questa volta i Muse convincono grazie alla loro naturale voglia di osare unita ad una indiscutibile qualità, ma ci lasciano per l’ennesima volta con un amletico dubbio: il loro capolavoro è già stato scritto o deve ancora arrivare?
 
Lorenzo Fiore





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