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Allison
Crowe - Midnight |
| 2 |
Josh Woodward - Go |
| 3 |
C. S. Daggers -
Changing my mind |
| 4 |
S.Crossing -
Don’t Get Me Started |
| 5 |
First - On the road |
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TEN: UN ALBUM CHE HA FATTO LA STORIA DEL GRUNGE E CHE HA FATTO GRANDI I PEARL JAM
Quello che è successo a Seattle nei primi
anni novanta ha dell’incredibile. Il rock all’improvviso
viene spogliato e rivestito allo stesso tempo di una nuova veste, mai
conosciuta fino ad allora: il grunge. Nirvana, Alice In Chains,
Soundgarden, Mudhoney, Screaming Trees e pure Smashing Pumpkins (non
tutti sono di Seattle però), segnano uno spartiacque tra quello
che viene prima e ciò che avverrà in futuro. Un nuovo
inizio si direbbe. All’appello manca però un gruppo, il
più grande, il più longevo, quello che ha veramente fatto
storia: i Pearl Jam. Non ce ne vogliano i fans dei Nirvana, i pionieri
del grunge, ma quello che sono riusciti a creare Eddy Vedder è
soci ha dell’incredibile, il loro successo è ancora
tangibile e presente tuttora. Un successo chiamato “Ten”,
primo album della band di Seattle, un capolavoro che la rivista Rolling
Stone ha inserito al 207° posto della sua lista dei 500 migliori
album. Un disco d’esordio di rara bellezza, che solo i grandi del
rock possono vantare di aver composto. Ed i Pearl Jam rientrano
pienamente in questa categoria di eletti. Dal punto di vista
commerciale ,"Ten" ebbe un successo strepitoso e, nel giro di due anni
arrivò a vendere oltre dodici milioni di copie solo negli
States, superando addirittura un’altra pietra miliare del grunge
come "Nevermind" dei Nirvana. La bellezza e la rarità di questo
album sta nel fatto che è unico perché è un lavoro
originale e senza chiari riferimenti musicali. E’ un cosiddetto
“brand new” che non trova contaminazioni con altri generi,
ma che si lega perfettamente al mitico rock anni ’70 dei Led
Zeppelin e dei The Who, un mix esplosivo reso magico
dall’inconfondibile voce dell’ex surfista californiano Eddy
Vedder. Insomma: è con i Pearl Jam che torna in auge il vero
rock, quello che piace a noi. Indifferenti della propria immagine, i
cinque di Seattle non curano il proprio look, ma amano profondamente i
fans, ai quali regalano sempre show passionali ed energici:
grandi riff hard rock, una sezione ritmica precisa e presentissima,
assoli memorabili uniti ai testi di un Eddie Vedder, che di
lì a poco diventerà un mostro sacro del rock. E’
"Alive", il brano più importante dell'Lp,
una fantastica cavalcata rock, che si forma attorno ad un giro di
chitarra inconfondibile prima di inserirsi in un finale
interminabile, guidato da un bellissimo assolo di Mike McReady. Anche
il testo non è da meno e parla della traumatica scoperta di
Vedder, della morte del padre naturale: per anni la madre del cantante
gli aveva tenuta nascosta la vera identità del padre.
E’ proprio a quel disagio manifestato nei personaggi descritti in
"Ten"da Eddie Vedder, con il suo cantato cavernoso e graffiante, a
metà tra il malinconico Jim Morrison e l’energico Rod
Stewart, che molti giovani si rivedono, decretandone da subito il
successo. E così se il blueseggiante "Why Go", parla di una
ragazza rinchiusa in una clinica dai genitori perché scoperta
mentre fumava uno spinello, "Once", brano d’apertura con cui
l’album ci invita all’ascolto, è il flusso di
coscienza di un serial killer; "Even Flow" è un
coinvolgente rock, con un mix psichedelico che ci mette in
evidenza la profondità del sound del gruppo, dove Vedder mette
in luce le difficili condizioni di vita di un senzatetto.
E poi troviamo "Jeremy", l'altro singolo e capolavoro che ha dato
fama internazionale al gruppo, una ballad che trae spunto da un vero
fatto di cronaca: un adolescente americano che, armato di pistola,
aveva fatto strage dei suoi compagni di classe, per poi togliersi la
vita. E dopo il punk di “Porch”, si torna a parlare di
disagi giovanili con “Deep”, con chiare influenze
metal più vicine agli Alice In Chains, in cui si parla della
violenza sessuale subita da una ragazza. Ma dalla depressione si
vede un piccolo spiraglio nella storia d’amore (ovviamente finita
male) di "Black", una splendida ballata, dove troviamo la storia
di un amore finito, che si lascia andare ad un lungo psichedelico
finale, in cui emerge anche un pianoforte. Che dire di "Oceans",
contraddistinta da chitarre acustiche, stile Led Zeppelin III, con
Vedder che si avvicina, nel finale della track, al mitico Bono in
un falsetto unico. Si torna alla psichedelia con "Garden", dove si
discute di religione, mentre nella chiusura "Release",
ritroviamo l’atmosfera mistica tipicamente U2. Anche il
testo non delude le attese e lascia spazio ad una commovente preghiera
di Vedder al padre scomparso.
Nonostante "Ten" sia uno degli album di cui il gruppo si dice meno
soddisfatto, rimane unico nella discografia dei Pearl
Jam, ed il più amato da tutto il panorama grunge. I
Pearl Jam, al contrario di tanti loro colleghi, sono ancora sul palco a
dannarsi l’anima , e continuano a raccontare a loro modo le
storie americane, con inconfondibili stile e profondità.
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