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RECENSIONE PEARL JAM Ten

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Title Ten TRACKLIST
Label Epic 1. Once (Vedder/Gossard)
2. Even Flow (Vedder/Gossard)
3. Alive (Vedder/Gossard)
4. Why Go (Vedder/Ament)
5. Black (Vedder/Gossard)
6. Jeremy (Vedder/Ament)
7. Oceans (Vedder/Gossard/Ament)
8. Porch (Vedder)
9. Garden (Vedder/Gossard/Ament)
10. Deep (Vedder/Gossard/Ament)
11. Release (Vedder/Gossard/Ament/McCready/Krusen)



Year 1991
Genere Grunge
Recorded London Bridge Studios, Seattle
Authors Pearl Jam
Production Pearl Jam e Rick Parashar
Evaluation xxxxx
1 Allison Crowe - Midnight
2 Josh Woodward - Go
3 C. S. Daggers - Changing my mind
4 S.Crossing - Don’t Get Me Started
5 First - On the road

TEN: UN ALBUM CHE HA FATTO LA STORIA DEL GRUNGE E CHE HA FATTO GRANDI I PEARL JAM

Quello che è successo a Seattle nei primi anni novanta ha dell’incredibile. Il rock all’improvviso viene spogliato e rivestito allo stesso tempo di una nuova veste, mai conosciuta fino ad allora: il grunge. Nirvana, Alice In Chains, Soundgarden, Mudhoney, Screaming Trees e pure Smashing Pumpkins (non tutti sono di Seattle però), segnano uno spartiacque tra quello che viene prima e ciò che avverrà in futuro. Un nuovo inizio si direbbe. All’appello manca però un gruppo, il più grande, il più longevo, quello che ha veramente fatto storia: i Pearl Jam. Non ce ne vogliano i fans dei Nirvana, i pionieri del grunge, ma quello che sono riusciti a creare Eddy Vedder è soci ha dell’incredibile, il loro successo è ancora tangibile e presente tuttora. Un successo chiamato “Ten”, primo album della band di Seattle, un capolavoro che la rivista Rolling Stone ha inserito al 207° posto della sua lista dei 500 migliori album. Un disco d’esordio di rara bellezza, che solo i grandi del rock possono vantare di aver composto. Ed i Pearl Jam rientrano pienamente in questa categoria di eletti. Dal punto di vista commerciale ,"Ten" ebbe un successo strepitoso e, nel giro di due anni arrivò a vendere oltre dodici milioni di copie solo negli States, superando addirittura un’altra pietra miliare del grunge come "Nevermind" dei Nirvana. La bellezza e la rarità di questo album sta nel fatto che è unico perché è un lavoro originale e senza chiari riferimenti musicali. E’ un cosiddetto “brand new” che non trova contaminazioni con altri generi, ma che si lega perfettamente al mitico rock anni ’70 dei Led Zeppelin e dei The Who, un mix esplosivo reso magico dall’inconfondibile voce dell’ex surfista californiano Eddy Vedder. Insomma: è con i Pearl Jam che torna in auge il vero rock, quello che piace a noi. Indifferenti della propria immagine, i cinque di Seattle non curano il proprio look, ma amano profondamente i fans, ai quali  regalano sempre show passionali ed energici: grandi riff hard rock, una sezione ritmica precisa e presentissima, assoli memorabili uniti ai testi di un Eddie Vedder,  che di lì a poco diventerà un mostro sacro del rock. E’ "Alive", il brano più importante dell'Lp, 

una fantastica cavalcata rock, che si forma attorno ad un giro di chitarra inconfondibile  prima di inserirsi in un finale interminabile, guidato da un bellissimo assolo di Mike McReady. Anche il testo non è da meno e parla della traumatica scoperta di Vedder, della morte del padre naturale: per anni la madre del cantante gli aveva tenuta nascosta la vera identità del padre.

E’ proprio a quel disagio manifestato nei personaggi descritti in "Ten"da Eddie Vedder, con il suo cantato cavernoso e graffiante, a metà tra il malinconico Jim Morrison e l’energico Rod Stewart, che molti giovani si rivedono, decretandone da subito il successo. E così se il blueseggiante "Why Go", parla di una ragazza rinchiusa in una clinica dai genitori perché scoperta mentre fumava uno spinello, "Once", brano d’apertura con cui l’album ci invita all’ascolto, è il flusso di coscienza di un serial killer; "Even Flow" è un coinvolgente  rock, con un mix psichedelico che ci mette in evidenza la profondità del sound del gruppo, dove Vedder mette in luce le  difficili condizioni di vita di un senzatetto.

E poi troviamo "Jeremy", l'altro singolo e capolavoro  che ha dato fama internazionale al gruppo, una ballad che trae spunto da un vero fatto di cronaca: un adolescente americano che, armato di pistola, aveva fatto strage dei suoi compagni di classe, per poi togliersi la vita. E dopo il punk di “Porch”, si torna a parlare di disagi giovanili con “Deep”, con  chiare influenze metal più vicine agli Alice In Chains, in cui si parla della violenza sessuale subita  da una ragazza. Ma dalla depressione si vede un piccolo spiraglio nella storia d’amore (ovviamente finita male) di "Black",  una splendida ballata, dove troviamo la storia di un amore finito, che si lascia andare ad un lungo  psichedelico finale, in cui emerge anche un pianoforte. Che dire di "Oceans", contraddistinta da chitarre acustiche, stile Led Zeppelin III, con Vedder che si avvicina, nel finale della track,  al mitico Bono in un falsetto unico. Si torna alla psichedelia con "Garden", dove si discute di religione, mentre nella chiusura   "Release", ritroviamo l’atmosfera mistica tipicamente  U2. Anche il testo non delude le attese e lascia spazio ad una commovente preghiera di Vedder al padre scomparso.

Nonostante "Ten" sia uno degli album di cui il gruppo si dice meno soddisfatto,  rimane unico nella discografia dei Pearl Jam,  ed il più amato da tutto il panorama grunge. I Pearl Jam, al contrario di tanti loro colleghi, sono ancora sul palco a dannarsi l’anima , e continuano a raccontare a loro modo le storie  americane, con inconfondibili stile e profondità.

 





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