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BATTAGLIA
VINTA PER MOLKO & C.
Sesto album in studio per una delle band più
controverse del rock alternativo britannico. Qualcuno pensava che i
Placebo avessero intrapreso la strada che li avrebbe portati anzitempo
sul viale del tramonto, ed il cambio del batterista d’altronde non
sembrava deporre a loro favore. Per fortuna i Placebo sono usciti con
“Battle For The Sun”, smentendo in men che non si dica tutti i
detrattori, pubblicando un album lucido che non ammette cali di
tensione pur non essendo un capolavoro. In Battle for the Sun, la band
usa strumenti mai usati precedentemente, come le trombe o i sassofoni e
si nota per la composizione di quest'album l’influenza di
musicisti come PJ Harvey e la band My Bloody Valentine. D’altronde già
il primo singolo “Battle For the Sun” faceva ben sperare, una chitarra
sincopata sorretta dai ritmi del tatuato Steve Forrest e la voce
limpida di Molko, con un ritornello corale sorretto da violini e
tastiere. L’inizio in ogni caso è travolgente, con la penetrante
traccia d’apertura “Kitty Litter” e la potente “Ashtray Heart” con i
suoi cori e il suo riff di tastiera che si impianta direttamente in
testa, diventando forse un po’ monotona. Dopo la già citata title-track
compare il secondo singolo “For What It’s Worth”, con un basso
prepotente che si impossessa della scena mentre Molko canta di
disperazione e solitudine “No one cares when you’re out on the
street…No one cares when you’re down in the gutter got no friends got
no lover”. Certo non mancano anche delle piccole delusioni per gli
ascoltatori. “Julien” ha un arrangiamento sulla falsa riga delle band
emo -pop adolescenziali, e forse sono proprio i giovani rockettari a
poter apprezzare maggiormente questo ultimo lavoro del trio guidato da
Molko, anche perché i veri Placebo sono ben altra cosa. La vera linfa
vitale dei Placebo non è comunque morta ed infatti in “Bright
Lights”, caratterizzata da una andatura languida nonostante le
chitarre graffianti ed il ritmo incalzante, ed in “Speak in
Tongues”, una ballad che ricorda le migliori scritte da
Molko nei primi anni di attività, ritroviamo la band che ci ha fatto
sognare nei dischi precedenti. Molto in stile pop “Kings of medicine" a
differenza di “Happy you're gone” che segue la linea tracciata da
“Speak in Tongues” In sostanza, è stato difficile sforzarsi di
mantenere in vita l’immagine del gruppo trasgressivo e brillante degli
esordi. I Placebo con questo ultimo lavoro si trovano ad un bivio:
incanalare la loro energia oscura in brani maturi, che mantengano
intatta la tempra e lo spirito degli esordi, oppure tentare di
reinventarsi come l’ennesimo gruppo dal rock facile e dal look
vincente, senza troppe complicazioni. Nel primo caso troveranno i
favori dei fans a loro più legati. Altrimenti ci saranno sempre folte
schiere di giovani ad accoglierli tra le loro braccia.
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