NUOVE EMOZIONI DALLA BAND DI JAMES WALSH
La Recensione.
Torna,
dopo quattro anni di silenzio, la band di Wigan capitanata da James
Walsh. Dopo la prova opaca di On The Outside, dove gli Starsailor hanno
provato a dare una svolta al loro sound cercando di fare propria la
ruvidità degli U2 di War, i ragazzi che ci avevano sorpreso con
brani malinconici come Fever o quelli più energici come
Good Souls e Silence is Easy, sono tornati con undici tracce ben
confezionate, dove si respirano in parte le melodie degli esordi su cui
svetta come al solito la perfetta voce di James, vero marchio di
fabbrica del gruppo.
L’album si apre con Tell me it’s not over, perfetto come
primo singolo, dove l’immancabile piano detta i tempi per una
canzone d’amore movimentata. Subito dopo arriva il momento
dell’acustica Boy in Waiting, un buon esempio di come la vena
compositiva del gruppo non si sia inaridita, anche se da loro sarebbe
lecito aspettarsi qualcosa di più. Dopo l’intrigante The
Thames, che sembra uscita dalla colonna sonora di un film di Quentin
Tarantino, è il turno della title-track All the Plans, che si
apre con un intro molto Oasis per poi continuare sul tipico sound brit
che gli Starsailor hanno imparato a far loro, sempre con la voce di
Walsh sempre in primo piano a disegnare traiettorie malinconiche e
suggestive. Che la band sia in buona forma lo si evince anche dalla
raffinatezza di Neon Sky e You never Get What you deserve, due ballad
molto incisive capaci di racchiudere la loro essenza musicale, che
ritrova tutta la sua carica espressiva quando si muove sul terreno a
sé più congeniale. Successivamente arriva Hurts Too Much,
un brano che si avvicina alle atmosfere del primo album Love is Here,
mentre in Stars and Stripes il gruppo cambia le carte in tavola
proponendo una soluzione più cupa. Change my mind invece
è una canzone melodica che non lascia il segno mentre Listen Up,
caratterizzata da un ritmo incisivo sulla falsa riga di Silence is
Easy, mostra il lato più sperimentale della band. Sulle profonde
note di basso si stende Safe at home, una ballad senza troppe pretese
che chiude l’album.
Chi ha amato i primi Starsailor apprezzerà certamente All the
plans, un disco onesto in cui gli Starsailor sono tornati a fare quello
che più gli si addice, mettendo in cantina i tentativi
velleitari di proporsi come gli U2 del ventunesimo secolo. Anche se la
genuinità dei primi due album è ancora lontana, non si
può fare a meno di apprezzare il lavoro di un gruppo che sta
cercando di trovare strade alternative al proprio sound. Adesso che la
nuova rotta è stata tracciata però, la band deve
continuare su questo filone cercando di evitare ulteriori cadute che
potrebbero compromettere la loro carriera.
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