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Allison
Crowe - Midnight |
| 2 |
Josh Woodward - Go |
| 3 |
C. S. Daggers -
Changing my mind |
| 4 |
S.Crossing -
Don’t Get Me Started |
| 5 |
First - On the road |
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A
volte, le presentazioni non servono. A volte, basterebbe solamente
sentire qualche canzone o vedere le statistiche sulle vendite per
capire con chi si ha a che fare. A volte, basta pronunciare il nome
Stereophonics per far sobbalzare dalla sedia centinaia di migliaia di
persone.
Dopo dieci anni di onorata e gloriosa carriera, Kelly Jones e compagni
pubblicano il loro personale Best Of, “Decade in the Sun”,
dove possiamo ripercorrere i grandi successi della band e non solo. La
vena creativa di Jones, infatti, non si è fatta attendere ed ha
sfornato anche due inediti che sono stati inseriti nel disco, giusto
per dare quel tocco in più.
Al primo impatto, l’occhio và subito alla track list: le
hits della band gallese sono state davvero tante e le 20 canzoni
contenute ne sono una testimonianza.
Basti pensare che, negli anni, gli Stereophonics hanno pubblicato sei
album, cinque dei quali hanno raggiunto il vertice delle classifiche
britanniche. Non male per una band che ha dovuto cambiare la propria
formazione originale, quando Stuart Cable, dovette abbandonare il
gruppo (per divergenze con gli altri due componenti) in favore del
batterista attuale, Javier Weyler. E’ proprio vero: cambiando i
fattori, il risultato non cambia. Il disco parte con la stilosa
“Dakota”, singolo di successo di “Language. Sex.
Violence. Other?.”, per poi continuare con il rock sempre
più incessante di “The bartender and the thief”. I
ricordi si fanno sempre più vivi quando ci imbattiamo in
“Just looking” e le emozioni salgono gradualmente con la
hit che tutti conoscono, “Have a nice Day”, ed il
brano che li portò alla consacrazione in tutta Europa, ovvero
“Local boy in the photograph”, che troviamo nel loro lavoro
di debutto, “Words gets Around”.
E così, tra una “Maybe Tomorrow” ed una “Pick
a part that’s new”, ci imbattiamo nel primo inedito,
“My own worst enemy”, nel quale ci sembra di ritrovare gli
Stereophonics prima maniera, tutto rock e pochi altri fronzoli: la band
di Cwmaman non si smentisce e ci regala un pezzo davvero ben
realizzato. Ma le sorprese, come potete immaginare, non finiscono qui.
La traccia numero 11, infatti, è “You’re my
star”, il secondo inedito del disco. Scelto da Kelly come il
brano portante dell’album, possiamo ammirarne anche un bel video,
dove appare anche il nuovo chitarrista Glen Titley. La canzone,
verrebbe da dire, potrebbe essere considerata un incrocio tra
“Maybe tomorrow” e “It means nothing”: insomma,
una di quelle che fa letteralmente innamorare i fans della band gallese.
Andando avanti, ci perdiamo tra il ritmo ammaliatore di “Mr.
Writer”, la spregiudicatezza di “Devil”,
l’armoniosità di “Traffic” e la dolcezza di
“Handbags and gladrags”.
La band che ha conquistato mezzo mondo con il suo stile mai scontato,
è giunta alla sua meritata laurea. Gli esami a cui è
stata sottoposta nel corso degli anni, sono stati superati a pieni voti
e, qualche intoppo durante questo percorso, è stato agevolmente
superato. La gioia e la voglia di fare musica, è il marchio di
fabbrica di questi Stereophonics. Kelly Jones (a nostro parere uno dei
più grandi song writer contemporanei) ha saputo dirigere il
tutto con la giusta maestria, riuscendo a non essere mai ripetitivo e
banale. E credetemi, in dieci anni il compito non è stato per
niente agevole!
E così, ”Decade in the Sun”, nonostante sia uscito
in un periodo nel quale parecchi artisti hanno pubblicato i propri
lavori inediti, si piazza, nella prima settimana, al n. 2 delle
classifiche di vendite in UK. La tesi è superata. Ora, non ci
resta che attendere gli Stereophonics a nuove avventure. Perché
si sa: gli esami non finiscono mai…
Alessandro Setaro
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