7 E 8 LUGLIO 2009: GLI U2 RISCRIVONO LA STORIA DEL ROCK IN ITALIA
Che
gli U2 abbiano sempre avuto con l’Italia un rapporto speciale è cosa
nota, ma probabilmente lo spettacolo che gli irlandesi hanno offerto
nella doppia tappa al San Siro di Milano (7 e 8 luglio) ha del
prodigioso. Merito in parte di un palco che sembra venuto da un altro
pianeta, “The Claw”, che con i suoi artigli magnetici e la sua
imponenza ha offerto uno spettacolo davvero unico alla platea. Mai
nella storia del rock una struttura è mai riuscita a consentire come in
questo caso la visione a tutto il pubblico, che ha risposto alla grande
non lasciando nemmeno uno sgabello libero per un San Siro che mai era
stato così gremito. L’unica preoccupazione della vigilia riguardava la
storia dei decibel: le autorità avevano minacciato di abbassare il
volume del concerto per motivi di ordine pubblico salvo poi fare
dietrofront, tranquillizzando i fan che erano già sul piede di guerra,
ammettendo implicitamente che uno show degli U2 è una cosa sacra, per
cui non si può toccare.
Risolto il problema del volume, gli U2 possono presentarsi davanti al
loro amato pubblico italiano che gli accoglie con il solito assordante
boato, e dare inizio a un concerto destinato ad entrare nella storia.
La chitarra elettrica di “Breathe” si scaglia con la potenza di un
fulmine sugli 80.000 di Milano, poi si prosegue come da copione su
altri brani dell’ultimo album: dal rock scanzonato e divertente di “Get
on Your Boots”, dall’epica di “No Line on the Horizon” fino al nuovo
cavallo di battaglia “Magnificient”, convincente anche nel live. Molti
hanno criticato che la scaletta inizi con 4 brani tratti da NLOTH; a
noi sembra una scelta coraggiosa ed azzeccata, anche se ci preme
sottolineare che i brani dell’ultimo lavoro hanno bisogno di ancora un
po’ di rodaggio per rendere al meglio dal vivo.
I piatti forti vengono serviti subito dopo, si passa
dall’imprescindibile “I Still haven’t Found What I’m Looking for” ad
“Angel Of Harlem”, a cui seguono degli spezzoni di “Man in the Mirror”
e “Don’t Stop till get you enough” per rendere omaggio allo scomparso
Micheal Jackson. La prima tappa milanese neanche a farlo apposta
coincide con il 18esimo compleanno della figlia di Bono che sale sul
palco mentre la band rispolvera dagli archivi una vibrante “Party
Girl”, seguita dall’immancabile Happy Birthday. Gli spettatori dell’8
luglio non hanno avuto Party Girl ma si sono consolati con “Desire” ed
“Electrical Storm”, anche se si sono dovuto sorbire la melensa
“Stuck in a Moment”.
Non possono mancare i classici immortali come “Pride”, “Sunday Bloody
Sunday”, “Where the Streets have no Name” (in assoluto il pezzo
migliore e che dà il valore aggiunto ad ogni loro concerto), “One” e
“With or without you”, anche se non possiamo che ringraziarli per i
piacevoli ritorni in scaletta di pezzi come “The Unforgettable Fire”
(davvero una chicca) e “Ultra Violet”, unica ed emozionante come ce la
ricordavamo.
Solo due nei: la mancanza di un brano che ha sempre caratterizzato gli
show degli U2 da The Joushua Tree in poi come “Bullet the blue sky”
(assenza quasi imperdonabile) e il fatto che purtroppo passerà molto
tempo prima di rivedere di nuovo gli irlandesi a casa nostra. Facciamo
una petizione per farli tornare il prima possibile.
|